Ieri è stata una delle giornate più nere che poteva capitare. Un concentrato tensione e ansia in meno di 10 ore.
Tutto cominciò quando il padre del mio ragazzo mi ha chiamato per chiedere se avevo alcune notizie di dove fosse suo figlio. Questo - un ragazzo finlandese di nome Sàmuli - infatti doveva essere di ritorno da un rock festival in una città a 150 km di distanza, dove aveva passato 3 giorni. O forse dovrei specificare: 3 giorni di alcool, fumo e musica a tutto volume. Il festival chiudeva alle 12 di mattina; la chiamata è stata ricevuta attorno alle 16:30. Il cellulare di Samuli era irraggiungibile e il padre non aveva nessun altro numero da chiamare.
Stavo aspettando tutto il giorno il suo ritorno, ma d'altronde ero quasi certa che avrebbe fatto ritardo, come suo solito. Ma il fatto che suo padre era arrivato al punto di chiamarmi, mi aveva insospettita.
Poco dopo la chiamata, una mia buona amica mi comunica che il suo di ragazzo, il quale si era recato allo stesso festival, era rimasto "intrappolato" nella città senza passaggio a casa, né soldi, né tetto. L'unica cosa che aveva era tanta birra e un cellulare scarico. Ha detto che al telephono suonava "wasted" e che non sembrava avesse intenzione di tornare a casa.
Il colmo è che io e Nelli abbiamo creato una specie di barzelletta su questo viaggio dei nostri due uomini. Ci eravamo immaginate che erano andati in guerra e noi da bravi mogli dovevamo aspettarli pazientemente a casa. E ora eravamo entrambe preoccupate per il ritardo dei nostri soldati. Era come se fosse successo apposta: tutti gli altri "soldati" erano ormai tornati da un pezzo a casa, solo io e lei eravamo ancora a interpretare il ruolo delle pazienti "Penelopi".
Ad ogni modo il ragazzo di Nelli ha detto che Samuli non era con lui. Anzi, non l'aveva visto per tutta la giornata e non aveva idea di dove fosse. Cerco di chiamare Samuli al cellulare: è ancore spento. Probabilmente si è scaricata la batteria. Decido di chiamare un paio di amici che erano andati al festival per chiedere se hanno visto mio ragazzo. Sono tutti a casa, non sanno niente di lui. Adesso comincio a preoccuparmi ancora di più. Nelli cerca di rassicurarmi e mi suggerisce di investigare ancora.
Freneticamente cerco di raggiungere tutte le persone che potrebbero averlo visto in tutti i modi: gli amici che erano allo stesso festival, le persone con cui doveva tornare in macchina, conoscenti di conoscenti che potrebbero averlo visto. Il risultato è alquanto sbalorditivo: nessuno sà dov'è. So solo che ha rifiutato il passaggio di ritorno la sera prima.
Pochi minuti dopo mi chiamano: "..l'ultima volta che l'ho visto era trasportato al pronto soccorso attorno alle 8 di mattina.."
Qua - il crollo. In quali condizioni doveva essere alle 8 di mattina per dover esser portato via al pronto soccorso? O forse qualcosa di più grave era successo? Sono una persona abbastanza paranoica di mio, figuriamoci quando succedono queste cose. Nelli decide di venire a casa mia per confortarmi. In fondo anche lei si sentiva sola per la mancanza del suo ragazzo.
Non riesco a smettere di pensare a cosa potrebbe essere successo a Samuli, a cosa dovrei fare, come raggiungerlo. Chiamo subito il padre per comunicargli le ultime notizie e decidiamo di chiamare l'ospedale della città: loro non sanno niente. Si chiama la polizia: stessa storia. A questo punto non abbiamo più idea di cosa fare. L'unica cosa che ci rimane è sperare che stia bene e aspettare. Forse sarebbe tornato col treno delle 19:24.
Pazienza...
Pazienza...
Mi sto ormai mangiando le unghie...
Attorno alle 18:30 la chiamata di Samuli:
"Ciao, sono appena tornato a casa!"
"...."
"Tutto bene..?"
*Io che comincio ad urlare di quanto mi abbia fatto preoccupare e quanta fatica abbia speso per cercare di raggiungerlo in qualche modo.*
"Beh mi dispiace..comunque ora devo andare a farmi una doccia e poi vado a dormire. Ci vediamo domani"
*Io mi incazzo ancora di più.
Nell'ira io e Nelli decidiamo di andare in città per rilassarci con qualche amico. Visto che lei non ha né soldi per l'autobus né una bici, saliamo entrambe sulla mia piccola bici rossa e partiamo. L'unico problema è la collina in discesa. Andarci da soli è già abbastanza rischioso (specialmente con una bici distrutta come la mia i quali freni funzionano a mal appena). Ed ecco la scena:
Lei sta parlando al telephono con suo moroso ubriaco
Io incazzatissima per via di mio moroso
La discesa che diventa sempre più ripida
La velocità aumenta, me sembra tutto sotto controllo
Lei comincia ad agitarsi dietro di me
Mi urla di rallentare
Ormai la velocità è troppa
Premo coi miei piedi più che posso per frenare, ma non funziona, maledizione
Lei urla ancora più forte e muove le gambe
Percepisco che ha smosso la ruota posteriore che sta adesso oscillando
L'oscillazione non finisce ma si trasmette al manubrio
Sento che da un momento all'altro mi scappa di mano
Non voglio cadere sul cemento
Non voglio cadere in due
...
Era questione di pochi secondi.
Alzo la testa e vedo lei distesa per terra. Dietro di me la bici. Abbiamo fatto un volo di qualche metro. Ci sono chiazze di sangue per terra. Mi accorgo che i miei occhiali non sono sul mio naso; cerco di raggiungerli con la mano quando un imbecille passa a tutta velocità in bici e li schiaccia sotto. Merda. La bici è praticamente spaccata. Cerco di alzarmi nonostante il dolore e subito corro da Nelli per chiedere come sta. Lei non riesce a dire niente. Piange. Il suo viso insanguinato. Deve aver sbattuto il mento sul cemento. All'improvviso sento una fitta al ginocchio destro e mi accorgo che i pantaloni si sono rotti e sotto scorre un fiume di sangue. Mi fa impressione solo guardare. Controllo se ho altre ferite: solo sbucciature sulle braccia e mani. Controllo Nelli: oltre il mento, ha sbattuto il ginocchio, ma non tanto forte quanto me per fortuna. Ha altre piccole ferite su mani e piedi. Riesce ad alzarsi, ma si risiede di nuovo per terra per il colpo alla testa. Un passante si ferma e ci aiuta. Chiama l'ambulanza che ci viene a prendere e ci porta al pronto soccorso.
"Non è niente di grave" ci dicono i medici, "è stato solo un grande colpo".
Nelli ha 3 punti sul mento mentre io non riesco quasi a camminare.
"Ah, non dimenticatevi di pagare il conto per la chiamata dell'ambulanza!", ci dicono i medici all'uscita dall'ospedale.
Io non riesco a pensare ad altro che a maledirli.
E a maledire questa giornata.
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Il bello di questo tipo di giornate è che se non muori hai qualcosa di straordinario da raccontare. Poi com'è finita?
RispondiEliminaBeh è andata a finire che il giorno dopo lui mi è venuto a trovare, e io gli ho lasciato la sorpresa di trovarmi a letto tutta bendata. Ci è rimasto alquanto stupito direi! Mi ha chiesto perdono e si è preso cura di me per settimane, finché non sono totalmente guarita.
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